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Quando in gravidanza lo stomaco brucia...

Miobambino, 4.5.2010
Durante la gravidanza la donna può soffrire di pirosi gastrica, un fastidioso bruciore di stomaco a volte accompagnato da acidità

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Spesso la donna in gravidanza soffre di pirosi gastrica, una fastidiosa sensazione di bruciore di stomaco che si estende dalla bassa gola fino alla parte inferiore dello sterno e che può anche essere accompagnato da acidità. Di solito non si tratta di un disturbo grave, ma può irradiarsi anche a livello del torace, creando preoccupazione nella futura mamma.


Quali sono le sue cause?

Il bruciore di stomaco nella donna in gravidanza dipende dal fatto che il suo organismo sta subendo diverse trasformazioni per lo più attivate dagli ormoni. Il progesterone, ad esempio, influenza l'attività del cardias (la valvola che separa l’esofago dallo stomaco), determinando un reflusso di succhi gastrici a livello esofageo.

Altro sintomo gastrico spesso lamentato dalle donne in stato di gravidanza è una digestione difficoltosa e lenta. Colpevole anche in questo caso è il progesterone, che influisce la distensione e la peristalsi intestinale.

Il bruciore di stomaco può essere causato anche dall'aumentata pressione intra-addominale dovuta alla crescita di volume dell'utero.

Qualche piccola strategia potrebbe essere d'aiuto: fare piccoli pasti leggeri e magari ripetuti nell’arco della giornata, preferire cibi asciutti e “assorbenti”, limitare l'assunzione di liquidi durante i pasti, evitare cibi fritti, piccanti, troppo ricchi o speziati, cioccolato, bevande gassate o caffè.

Vietato assolutamente l’alcol.

Alcune donne traggono benefici dall'assunzione di tisane ai semi di finocchio o di Coca Cola. Attenzione anche alle posizioni del riposo: meglio non distendersi a stomaco pieno e, una volta distese, meglio sollevare la testa con più cuscini in modo da rendere più difficile la risalita dei succhi gastrici.

Se i disturbi diventano insostenibili è opportuno rivolgersi al proprio medico, che attuerà una terapia mirata, ad esempio consigliando antiacidi o farmaci che agiscano sulla motilità intestinale e sull’ipersecrezione acida. Sono provvedimenti che competono soltanto al medico, è bene evitare l'automedicazione.


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