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Il bambino podalico

Autore: dott.essa Gabriella Ferrari | 4.5.2010
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In questo lavoro scoprirete cosa occorre sapere prima di intervenire per proporre ai genitori di iniziare il dialogo per voltare il bambino.
Talvolta il bimbo podalico è tale perché esistono impedimenti reali al posizionamento cefalico. È necessario, prima di iniziare con i genitori un percorso volto a suggerire al bambino la rotazione, acquisire alcuni dati importanti.
 
- Età della gestante.
- Settimana di gestazione.
- Data e risultato dell’ultimo controllo ecografico.
- Esatta postura del bimbo in utero, verso quale parte dell’utero è rivolta la schiena.
- Dimensioni del cordone ombelicale.
- Posizione del cordone (eventuali giri intorno al collo/corpo del bambino).
- Placenta: specificare se posizionata in modo anomalo e se si in che modo.
- Sapere se il bimbo, teoricamente, potrebbe avere lo spazio sufficiente per consentirgli la rotazione e farsi indicare (dal ginecologo) quello che, a suo avviso, potrebbe essere il persorso più semplice.
- Anamnesi ginecologica-ostetrica della gestante e storia familiare (es. descrizione del proprio parto, eventuali altre gravidanze/parti, cesarei).
 
 
 
Bambino podalico: punti essenziali che occorre approfondire nell’analisi della relazione madre-bambino, genitori-bambino
 
Ammettendo che il bambino sia podalico per scelta e che si cerchi di agire nel rispetto del feto e tutelandone la sua sicurezza , dobbiamo andare a cercare soluzioni nell’ambito della relazione madre-bimbo, genitori-bimbo.
 
Attraverso un questionario scritto o attraverso un colloquio condotto in maniera sapiente l’operatore dovrebbe scandagliare alcuni aspetti della vita di questa ‘neofamiglia’. Molti bimbi assumono la posizione di podice quando la madre, avendo precedentemente perso un bimbo in gestazione, aveva inviato il messaggio di non muoversi, di non abbandonarla; alcuni restano seduti perché non vogliono uscire a causa di alcune sfavorevoli circostanze esterne; alcuni voltano la schiena quando hanno vissuto situazioni conflittuali con la stessa mamma; altri sono in totale apertura verso la madre quando sono particolarmente coinvolti con lei in una sua specifica emozione e si collegano a lei tramite questo messaggio forte.
 
Le domande da porre alla coppia in attesa, tese ad approfondire l’analisi della relazione madre-bambino, genitori-bambino, verteranno sui seguenti temi:
 
- Eventuali precedenti interruzioni di gravidanza (stati d’animo).
- Periodo in cui è vissuta l’attuale gravidanza (è il momento giusto per te? Desideravi questo bimbo? È stata una gravidanza inattesa? Le stesse domande verranno poste al padre).
- Emozioni provate nel momento in cui ci si è resi conto di aspettare un bambino.
- Stato di salute durante la gravidanza.
-Paura di perdere il bambino. Chiedere alla mamma di spiegare che cosa diceva/pensava rivolgendosi al bambino.
-Sentimenti relativi all’attuale esperienza (ti piace? Non vedi l’ora che finisca? ).
- Eventi traumatici durante la gestazione (se si sono verificati di che natura e come sono stati vissuti).
- Epoca gestazionale nella quale sono stati avvertiti i primi movimenti fetali (emozioni).
- Rapporto con il bimbo (parli al tuo bimbo? Quando? Quanto? Cosa gli dici? Ti risponde? Come? Ti senti ben relazionata con il tuo bimbo?).
- Definizione della gravidanza (è una gravidanza gioiosa, sofferta, conflittuale, ecc).
- Sesso del nascituro (aspettative, speranza, preferenze).
-Indagine sul papà (parla con il bimbo? Accarezza la pancia?).
-Ruolo del compagno come ‘secondo utero’ (ti sei sentita amata, capita, protetta? Spiega).
- Emozioni legate alle parole ‘travaglio’ e ‘parto’.
- Parto. (come lo immagini il tuo parto? Che parto sceglieresti: cesareo, naturale, con epidurale; cosa ne pensi del parto in epidurale?).
 
Detto questo bisogna ricordare che l’invito alla rotazione costituisce un approccio dolce alla personalità del nascituro, la madre e il padre, in pieno accordo, devono avere un atteggiamento interiore di invito e di accettazione delle scelte del bimbo e non assumere atteggiamenti impositivi o sollecitanti. In caso di insuccesso occorre fornire un adeguato sostegno psicologico, i genitori non devono pensare di avere fallito e il bimbo non ha minori capacità di altri.
 
 
Bambino podalico: descrivi le procedure e la tecnica psicotattile per promuovere la rotazione del bambino
 
La tecnica psicotattile sarà applicabile solo se la madre e il bimbo avranno stabilito in precedenza una buona relazione affettiva e comunicativa. Il padre può partecipare ma non deve essere sostitutivo né contraddittorio circa la posizione materna, la sua partecipazione è utile solo se egli è ben relazionato con bimbo e mamma. La pratica ideale per invitare ed incoraggiare il bambino alla rotazione è “Massaggio di luce” (ad esclusione del terzo movimento).
 
Dopo essersi accertati della precisa posizione del bimbo, della lunghezza del cordone, della traiettoria ‘migliore’ per compiere la rotazione si può procedere con l’esercizio. Stabilito il contatto e giunti al ‘punto di inizio del massaggio’ si inizierà a picchiettare dai piedini, alle natiche, lungo tutta la schiena sino alla testa. Ci si ferma qualche istante dopo di che si continua a picchiettare lungo l’addome nel semicerchio dove non c’è il bambino sino a ritornare dove sono i piedini (suggerimento del percorso da effettuare per compiere la rotazione). Sul fondo dell’addome appoggiare la mano e picchiettare alcune volte aggiungendo brevi verbalizzazioni come “qui, qui, vieni qui con la tua testolina”, oppure “giù giù scendi giù”. Staccare la mano e ricominciare invitandolo con dolcezza nel rispetto sempre della sua decisione. Dopo alcuni minuti di picchiettamenti sul tragitto circolare proseguire con il secondo movimento: partendo dai piedi le mani si alternano in lunghe carezze che sfiorano il corpo del bambino e si fermano sul fondo dell’addome per chiamarlo in quel punto e poi proseguono sino a ritornare ai piedini (punto di partenza). Dopo circa 10 – 15 minuti dall’inizio della pratica si giunge alla fase finale. Le mani si fermano leggermente distanti dall’addome inviando un’onda d’amore al piccolo; gli si può sussurrare ‘so che hai ricevuto il mio messaggio, sei libero di fare la tua scelta, quale essa sia, io ti amo allo stesso modo’.
 
È necessario praticare ‘massaggio di luce’ per 10 - 15 giorni. Dopo circa una settimana se lo si riterrà opportuno si potrà applicare una leggera pressione di pochi secondi dal basso verso l’alto nel punto in cui si sa essere il sederino del piccolo. Questa pressione non deve essere coercitiva: essa è solo un suggerimento, ha l’intendimento di spiegare meglio il tragitto al bambino.
 
È la madre che sperimenta, da sola. Solo successivamente si può invitare il padre a partecipare. Di solito i nascituri si voltano dopo 10-15 giorni dall’inizio delle pratiche. Spesso si notano dopo pochi giorni alcuni movimenti specifici (tipo saltelli) in cui si sente che il bimbo ci prova, punta i piedi e cerca il modo per voltarsi. Altri attendono fino all’ultimo momento. Altri non si girano (accettare la scelta del bambino innanzitutto).
 
Dopo una decina di giorni, se non si sono ancora avvertiti quei movimenti specifici si può suggerire l’uso di una torcia elettrica con la quale si indica al bimbo il percorso di rotazione mediante impulsi luminosi eseguiti al buio. È importante che il procedimento della rotazione debba avvenire all’interno della relazione madre-bambino, genitori-bambino autonomamente da qualsiasi intervento esterno ad essa.
 
 
Bambino podalico: il ruolo del padre
 
Il ruolo del padre è essenziale nella promozione della rotazione. Se il padre ha un atteggiamento negativo o incredulo il bimbo non si volterà, che sia per l’influenza sulla madre o per l’influenza diretta sul figlio o per entrambe le cose.
 
Bibliografia:
Gabriella Ferrari: "Il bambino podalico, provocarne la rotazione o invitarlo a girarsi", dispensa scuola ISPPE anno 2004-2005
 
Tratto da: www.anep.org

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