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enrica_cv -> RE: cordone ombelicale: conservare o donare? (27.4.2011 11:19:54)
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buongiorno ragazze, grazie per le vostre risposte. Ritengo che le informazioni che stiamo recuperando qui possano essere utili a tutte le mamme che, come me, non vorrebbero gettare il cordone, ma che non sanno come o cosa fare. Qui di seguito vi riporto il frutto delle mie ultime ricerche sul confronto tra donazione e conservazione. Un abbraccio e grazie ancora!!!! PUBBLICO In Italia sono presenti 18 biobanche pubbliche mentre negli altri paesi Europei ogni nazione ne possiede al massimo 2. Una presenza cosi massiccia nel nostro territorio, di concerto ai pochi fondi disponibili da ripartire fra le varie biobanche, ha determinato un sistema di raccolta inefficiente (spesso infatti non è possibile ad esempio donare il sangue del cordone ombelicale durante i giorni festivi o di notte) il quale non garantisce l’effettiva conservazione di tutti i campioni raccolti. PRIVATO Al contrario, il sistema privato garantisce sia la raccolta del campione sia la sua conservazione. PUBBLICO Nel sistema pubblico, la scarsità di risorse economiche ha reso molto stringenti i requisiti di ammissibilità di un campione alla crioconservazione: non è detto quindi che un campione raccolto venga effettivamente conservato. Se viene raccolto un volume di sangue non sufficiente per essere conservato in banche pubbliche, tale campione viene gettato nei rifiuti. PRIVATO Lo stesso volume di sangue, potrebbe rivelarsi indispensabile, se conservato privatamente, per salvare la vita ad un bambino in caso di applicazione autologa la quale, non dando luogo a fenomeni di rigetto, richiede un minor quantitativo di cellule rispetto a quanto necessario in un trapianto allogenico. Il decreto “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato” rilasciato dal Ministero della Salute, consente la conservazione autologa-dedicata a quelle famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie genetiche. Questa opzione riconosce l’efficacia dell’applicazione autologa delle staminali cordonali e smentisce tutte le illazioni secondo le quali la conservazione ad uso autologo non è di alcuna utilità. Non appare comunque sensato legittimare la conservazione per un utilizzo autologo solo in caso di gravi patologie; le cellule staminali del cordone ombelicale rappresentano un patrimonio biologico che dovrebbe essere sempre conservato. Data la scarsa compatibilità che intercorre tra estranei, non è detto che un campione donato ad una Banca pubblica venga trapiantato ed è quindi possibile che venga destinato alla ricerca. Tuttavia, non vi è trasparenza nel sistema pubblico nel comunicare alle famiglie donatrici quello che è l’effettivo impiego del loro campione. Ne consegue che l’ipotetico (se sarà mai trapiantato) gesto di solidarietà può considerarsi decisamente bilanciato dal diritto, sancito a livello della Comunità Europea, di conservare il campione di staminali cordonali per sé con la certezza sia della raccolta sia della disponibilità del campione al momento del bisogno. Per quanto riguarda “la disponibilità del sangue per il vs. bambino o altri familiari (fratello/sorella HLA compatibile) in caso di bisogno” bisogna precisare che tale disponibilità non è affatto garantita in quanto il campione donato potrebbe: 1- non essere stato conservato poiché non rispondente ai requisiti minimi richiesti per la crioconservazione; 2- essere stato destinato alla ricerca; 3- essere stato trapiantato in un altro paziente. Infine, in merito a “Se invece fosse il bambino ad ammalarsi, le sue cellule staminali raccolte alla nascita potrebbero già presentare i marcatori di malattia e quindi non utilizzabili per la terapia stessa”, è opportuno ricordare che le cellule staminali cordonali possono essere impiegate a scopo terapeutico nella cura di numerose patologie non solamente caratterizzate da una forte componente genetica e, a fronte di questo, sono in corso diverse sperimentazioni cliniche e precliniche in cui viene valutato l’effetto terapeutico di tali cellule sia in patologie immunomediate (come ad esempio il diabete di tipo 1) sia nell’ambito della medicina rigenerativa.
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