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Gravidanza: le emozioni del primo trimestre

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13.1.2015

Come cambiano le emozioni della futura mamma durante le varie fasi della gravidanza? Il primo trimestre è definito “fase del conflitto”: la futura mamma non percepisce ancora il bambino come una realtà a se stante per paura di perderlo.

Gravidanza: le emozioni del primo trimestre


Gravidanza: le emozioni del primo trimestre
Come cambiano le emozioni della futura mamma durante le varie fasi della gravidanza?
Il primo trimestre è definito “fase del conflitto”: la futura mamma non percepisce ancora il bambino come una realtà a se stante per paura di perderlo.
I sentimenti della futura mamma variano molto di trimestre in trimestre, cambiano molto durante le varie fasi della gravidanza.
Durante la gravidanza la donna va incontro a un grande cambiamento emotivo, tutte le emozioni in gravidanza sono dilatate: c’è più spazio per la paura, la rabbia, il pianto facile o una risata improvvisa.
La futura mamma ha degli sbalzi di umore che a volte possono anche spaventare il futuro papà, che non riconosce più le reazioni della sua compagna.
Tutto questo avviene perché la futura mamma si sta preparando ad accogliere il neonato, una creatura di pura emotività e completamente prima della parte razionale. 
In un certo senso la futura mamma è come se regredisse: sacrificando un pochino la propria parte razionale potrà mettersi più facilmente sullo stesso piano del bambino, potrà comprenderlo meglio e comunicare meglio con lui.
In sostanza la fututa mamma regredisce per adottare lo stesso linguaggio del neonato.
Il primo trimestre è quello della conflittualità: la futura mamma non percepisce ancora il bambino come qualcosa di separato da sè. 
Anche se la gravidanza è stata confermata dagli esami di laboratorio, psicologicamente la donna non riesce a percepire il bambino come una creatura a se stante.
Questo avviene per un meccanismo di difesa: la perdita del bambino è più facile durante il primo trimestre di gravidanza, quindi la donna in un certo senso cerca di proteggersi non affezionandosi troppo all’idea del bambino e chiedendosi spesso se davvero è incinta, nonostante la chiara presenza dei sintomi di gravidanza. 
Per la stessa ragione durante i primi mesi è raro che si cominci a pensare al nome per il nascituro o che si comprino cose per il piccolo.
Lo stesso meccanismo avviene anche durante i primi tre mesi dalla nascita del bambino: la neo-mamma non ha ancora sviluppato un legame forte con il neonato, non lo conosce, spesso si avvicina alla culla con stupore chiedendosi “davvero è mio figlio? davvero l’ho partotiro io?”.


I sentimenti della futura mamma variano molto di trimestre in trimestre, cambiano molto durante le varie fasi della gravidanza.

Durante la gravidanza la donna va incontro a un grande cambiamento emotivo, tutte le emozioni in gravidanza sono dilatate: c’è più spazio per la paura, la rabbia, il pianto facile o una risata improvvisa.

La futura mamma ha degli sbalzi di umore che a volte possono anche spaventare il futuro papà, che non riconosce più le reazioni della sua compagna.


Tutto questo avviene perché la futura mamma si sta preparando ad accogliere il neonato, una creatura di pura emotività e completamente prima della parte razionale. 
In un certo senso la futura mamma è come se regredisse: sacrificando un pochino la propria parte razionale potrà mettersi più facilmente sullo stesso piano del bambino, potrà comprenderlo meglio e comunicare meglio con lui.
In sostanza la fututa mamma regredisce un pochino per adottare lo stesso linguaggio del neonato.


Il primo trimestre è quello della conflittualità: la futura mamma non percepisce ancora il bambino come qualcosa di separato da sè. 
Anche se la gravidanza è stata confermata dagli esami di laboratorio, psicologicamente la donna non riesce a percepire il bambino come una creatura a se stante.

Questo avviene per un meccanismo di difesa: la perdita del bambino è più facile durante il primo trimestre di gravidanza, quindi la donna in un certo senso cerca di proteggersi non affezionandosi troppo all’idea del bambino e chiedendosi spesso se davvero è incinta, nonostante la chiara presenza dei sintomi di gravidanza. 

Per la stessa ragione durante i primi mesi è raro che si cominci a pensare al nome per il nascituro o che si comprino cose per il piccolo.


Lo stesso meccanismo avviene anche durante i primi tre mesi dalla nascita del bambino: la neo-mamma non ha ancora sviluppato un legame forte con il neonato, non lo conosce, spesso si avvicina alla culla con stupore chiedendosi “davvero è mio figlio? davvero l’ho partotiro io?”.

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