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I migliori educatori dei bambini? Le fiabe!

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24.3.2011

Il vecchio metodo delle fiabe funziona sempre, soprattutto per insegnare morale e valori ai bambini. Ma soprattutto per insegnare a immaginare...

I migliori educatori dei bambini? Le fiabe!

 

“C’era una volta…”, tutte le fiabe iniziamo più o meno così e finiscono quasi tutte in bellezza con il classico: “…e vissero felici e contenti”.

Ma in mezzo, tra le righe, c’è qualcosa di importante ed essenziale: la morale umana.

Tutti i genitori cercano, spesso con fatica, di insegnarla ai propri piccoli.

Ma a volte la soluzione per far comprendere la semplicità e l’essenzialità delle vita è molto più facile: leggere loro una fiaba, come erano soliti fare i nostri nonni.

Non usavano paroloni o paternali, ma sapevano raccontarci storielle in grado di farci catapultare dentro un universo affascinante, misterioso e, soprattutto, educativo.


Secondo quanto riportato sul Telegraph da Sally Goddard Blythe, le fiabe come “Raperzonzolo” e “Cenerentola” sono cruciali per lo sviluppo dei piccoli uomini perché migliorano il comportamento morale e mostrano la realtà umana con le sue debolezze.

Ma anche il contrasto che vige in questo mondo basato sulla dualità: il bene e il male, la ricchezza e la povertà, il valore e la vanità, il buio e la luce… Tutti aspetti tipici dell’essere umano che, in fondo, non sono nient’altro che due lati della stessa medaglia.

 

Il dott. Blythe, autore del libro “'The Genius of Natural Childhood'” (La genialità naturale dell’infanzia) sostiene che le fiabe classiche possano insegnarci ad affrontare le situazioni difficili della vita che, ahimè, tutti prima o poi ci troviamo di fronte.

Ma c’è anche l’aspetto più importante: l’innato desiderio dei bambini che vuole che sia il bene a vincere sempre.

«Le favole aiutano i bambini a comprendere il giusto e lo sbagliato, non attraverso l'insegnamento diretto, ma attraverso l’implicazione. Aiutano a sviluppare la fantasia e la creatività e aiutano i bambini a capire i loro dilemmi emozionali in modo fantasioso, piuttosto che attraverso l'istruzione diretta», spiega Blythe che è anche direttore dell'Istituto di Neuro-Psicologia Fisiologica di Chester (Uk).

«Lungi dal demonizzare i nani, la storia di Biancaneve mostra che alla base della diversità fisica ci può essere una maggiore gentilezza e generosità che si trova negli stereotipi di bellezza e di ricchezza così lodati dalle celebrità adorate dalla cultura moderna», si legge nel libro di Blythe.

«Queste storie non sono crudeli e discriminatorie, ma piuttosto aiutano i bambini a comprendere, in primo luogo, le peculiarità e le debolezze del comportamento umano in generale, e in secondo luogo, ad accettare molte delle loro paure e le proprie emozioni».


Ma mentre Blythe cerca di tornare alle fiabe per educare i propri figli, da recenti sondaggi e emerso che le mamme evitano l’utilizzo dei racconti classici perché ritenuti troppo spaventosi e poco corretti.

Se un fondo di verità può esserci nell’affermazione di queste mamme per alcune fiabe, è anche vero che per quanto le favole possano avere i loro punti deboli, non saranno mai a livello della maggior parte dei cartoni animati moderni che mostrano - e quindi insegnano - solo violenza, sopraffazione e maleducazione.

Però, mentre davanti al televisore il bambino è quasi sempre solo e agisce passivamente davanti a una sequela di immagini ipermovimentate e colorate, durante il racconto di una fiaba, c’è interazione con il genitore, da cui può avere spiegazioni e aiuto.

Senza considerare un aspetto ancor più importante: i bambini si allenano a immaginare.

E chissà che non immaginino un mondo migliore: in fondo saranno loro i veri artefici del nostro futuro...

fonte: La Stampa


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