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Ecografia, translucenza nucale e flussimetria

4.5.2010
L’utilizzo dell’ ecografia in ostetricia è ormai da tempo diffuso, tanto che in Italia si effettuano due o piu esami ecografici alla quasi totalità delle donne gravide. Ma come funziona e cosa comporta un ecografia?

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Come funziona l’ecografia?
 
L’ecografia è una tecnica che consente di vedere gli organi del nostro corpo con l’utilizzo di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni non udibili dall’orecchio umano) che attraversano i tessuti.
 
Il principio su cui si basa l’ecografia è lo stesso usato dai sonar delle navi per localizzare i sottomarini o i banchi di pesce.
 
In pratica l’ecografo funziona così: la sonda posta sull’addome materno invia impulsi di onde sonore nel corpo. Queste onde sonore in parte vengono riflesse dalla parete addominale e dalla parete dell’utero, creando echi.
Quando le onde sonore arrivano al feto mandano altri echi o onde di contorno che sono trasformati in immagini sul monitor dell’ecografo.
Con l’ecografia è quindi possibile osservare in modo dettagliato il feto dentro l’utero. 
 

Perché fare l’ecografia?
Le finalità dell’ecografia nel I° trimestre sono:
  • la datazione della gravidanza e la dimostrazione dell’impianto in sede normale della camera gestazionale e della vitalità dell’embrione, se presente.
 
Le finalità nel II° trimestre sono:
  • lo screening delle malformazioni e lo studio della biometria fetale.
 
Le finalità nel III° trimestre sono:
  • l’individuazione dei ritardi di crescita e la diagnosi delle malformazioni non rilevabili nel II° trimestre. Inoltre si può vedere la posizione del feto.
 

L’ecografia è innocua per il feto?
 
Gli ultrasuoni sono utilizzati nella pratica ostetrica da oltre 25 anni e mai sono stati riportati effetti dannosi, anche a lungo termine, sul feto.
Per tale ragione, con le procedure oggi adottate, l’uso diagnostico dell’ecografia è ritenuto esente da rischi.
 

Che cosa si vede con l’ecografia?
 
Nei primi 2-3 mesi di gravidanza con la misurazione della lunghezza del feto è possibile valutare se lo sviluppo del feto corrisponde all’epoca di gravidanza valutata in base alla data dell’ultima mestruazione.
Talvolta questa data non è ricordata esattamente oppure le mestruazioni non sono regolari: un’ecografia eseguita nei primi tre mesi consente di datare con precisione l’epoca della gravidanza. Dalla fine del secondo mese si visualizzano l’attività pulsatile del cuore, i movimenti fetali ed il numero dei feti.
 
Più tardi, dal quarto mese in poi, si effettuano le misurazioni della testa, dell’addome e del femore fetale ed i valori di tali misure vengono confrontati con quelli delle curve di riferimento.
Si può così valutare se le dimensioni del feto corrispondono a quelle attese per l’epoca della gravidanza.
In questo stesso periodo si visualizzano la sede di inserzione placentare, la quantità del liquido amniotico e di alcuni organi interni (reni, vescica, stomaco, etc.).
 
Il sesso del feto è evidenziabile dal quarto mese: da questo momento la possibilità di definirlo dipende dalla posizione del feto.
È perciò possibile anche a termine di gravidanza, non riuscire a determinare il sesso se la posizione del feto non è adatta.
 

È possibile valutare gli organi interni del feto?
 
È possibile. Oltre alle strutture che vengono misurate normalmente (testa, addome, femore) si visualizzano la vescica, i reni, lo stomaco e le strutture intracraniche.
L’ecografia consente di visualizzare anche altre parti del corpo fetale (ad esempio il cuore), però esami dettagliati di certi organi vengono eseguiti solo quando vi sia l’indicazione specifica.
 
La possibilità di rilevare un’anomalia dipende dalla sua dimensione, dalla posizione del feto e dell’utero, dalla quantità di liquido amniotico e dallo spessore della parete addominale materna; perciò è possibile che anomalie fetali sfuggano all’esame ecografico.
Inoltre alcune malformazioni si manifestano solo tardivamente (7°-8° mese) e non sono perciò visualizzabili in esami precoci.
 
Si sottolinea che, per i limiti intrinseci della metodica, è possibile che alcune lesioni, anche importanti, non siano rilevate.
 

Che cos’è la “translucenza nucale”?
 
La translucenza nucale è l’immagine ecografica dell’accumulo di fluido che è fisiologicamente presente in tutti i feti nel primo trimestre di gravidanza nella regione posteriore del collo.
 
Può essere misurata, secondo una tecnica standardizzata, tra l’11a e la 13a settimana gestazionale.
 
Un aumentato spessore della translucenza nucale può associarsi ad una maggiore frequenza di anomalie cromosomiche (in particolare la sindrome di Down) o ad altri difetti strutturali del feto.
 
La misurazione della translucenza nucale è stata pertanto proposta come test di screening delle malformazioni fetali nel primo trimestre, da sola o in associazione con i test biochimici (bi-test e tri-test).
 
Come i test biochimici quindi la misura della translucenza nucale non ha un valore diagnostico assoluto, ma può individuare un fattore di rischio aumentato di anomalie fetali.
 
Ciò significa che feti con spessore di translucenza nucale aumentato possono essere normali e che feti con translucenza nucale normale possono essere portatori di anomalie.
 

Che cos’è la flussimetria?
 
Gli ultrasuoni utilizzati con la tecnica del Doppler offrono la possibilità di valutare il flusso di sangue nei vasi fetali e uterini.
Questa metodica prende il nome di flussimetria Doppler e consente, a partire dalla 20a settimana di gravidanza, di calcolare la velocità del flusso di sangue che va dal feto alla placenta e viceversa e il flusso di sangue materno verso l’utero.
Le alterazioni di questi flussi (aumentate resistenze vascolari, che causano minor quantità di sangue alla placenta) portano ad una sofferenza fetale cronica la cui conseguenza è spesso la ritardata crescita intrauterina.

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