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Timore e fascino: il terzo trimestre di gravidanza

Beatrice Benfenati, 4.5.2010
La gravidanza sembrava cosi lunga... e invece i mesi passano e la gravidanza sta finendo. Un nuovo cambiamento è in arrivo e nuove emozioni travolgono le future mamme.

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Al terzo trimestre la mente della donna si è ormai abituata alla gravidanza, ha trovato dei riferimenti fuori e dentro di lei: nei periodici controlli medici, nella relazione familiare, nelle donne che sono nella sua stessa condizione, nel suo corpo di cui ormai ha accettato il cambiamento.

E’ una situazione non più nuova, si ripete da diversi mesi, anzi, al contrario, è diventata la normalità: la mente nella ripetitività si rassicura.

La sicurezza sembra esserci invece vietata nella vita ed ecco che, nel momento in cui tutto si è normalizzato, arriva il mostro, la data presunta del parto!


Sembrava tanto lontana e invece i mesi passano e un nuovo cambiamento è in arrivo e con esso, i turbamenti della mente che tentenna davanti ai cambiamenti che le tolgono rassicurazione.

La cosa strana è che la mente tentenna per difendere il protrarsi di una situazione contro la quale, all’inizio della gravidanza, aveva combattuto!

Temeva il cambiamento dallo stato di non gravidanza a quello di gravidanza e ora che la gravidanza è diventata normale, ne teme la fine.


Sembra che l’origine del problema sia più nella rottura d’inerzia, del passaggio dal familiare al non conosciuto, che nel fatto in sé.

Lo stato d’insicurezza risveglia le domande su se stessa: dove partorire? Chi sarà al mio fianco? E sul bambino: sarà sano? Soffrirà nascendo? Sarà come lo immagino?


Le domande chiedono risposte che la donna solitamente cerca fuori di sé: nel medico, nell’ostetrica, in famiglia, nelle amicizie.

Chiede il loro parere, ha bisogno della loro approvazione, poche donne, infatti, decidono in altro modo rispetto al parere di chi hanno vicino nella gravidanza.


Bisogna tenere conto di questo quando, attraverso la via dello yoga, si porta la donna a guardarsi dentro per cercare in se stessa risposte alle proprie domande: è necessario che impari ad impostare con precisione la domanda, che abbia una direzione verso la quale indirizzarla, che sappia aspettare che la risposta affiori, che abbia fiducia in ciò che sente.

Questa fiducia, solo questa, sarà ciò che le darà la forza di decidere indipendentemente dall’altrui approvazione.

Agire partendo da ciò che si sente è importante perché i grandi cambiamenti, soprattutto quelli irreversibili, generano timore ma anche attrazione, fascino.


La donna teme il parto e al tempo stesso non parlerebbe d’altro, tutto ciò che lo evoca attira la sua attenzione.

Di questo fascino bisogna parlare per evitare che passi inosservato in quanto non è mai nominato: fascino, attrazione per il parto? E’ assurdo!

Invece, se ci si dà il tempo di ascoltare, il fascino affiora, la voglia di mettersi alla prova invita, l’appuntamento col mistero della vita attrae.

Fascino e timore entrambi presenti, indissolubili.

La pratica dello yoga, la meditazione soprattutto, educa a non vederli in opposizione, l’uno ha bisogno dell’altro; la coscienza incontrandoli entrambi, chiede un significato.

Perplessa, stupita, si appresta ad accogliere il Mistero della nascita.


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