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Il dolore durante il travaglio

Vittoria Pola e Piera Maghella, 4.5.2010
Il dolore è un aspetto della vita con cui abbiamo una notevole difficoltà a rapportarci, non ne capiamo il senso e cerchiamo in tutti i modi di evitarlo. Ma nel parto il dolore ha anche un ruolo importante...

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Aspetti culturali

Il dolore è un aspetto della vita con cui abbiamo una notevole difficoltà a rapportarci, non ne capiamo il senso e cerchiamo in tutti i modi di evitarlo. Se quest’atteggiamento è comprensibile, vale la pena di porre l’accento sulla diversa natura e ruolo del dolore in un parto.

Nella società naturale tutti gli eventi della vita erano legati ai cicli della natura. La nascita e la morte rappresentavano quindi un passaggio, non l’inizio o la fine di qualcosa, non erano qualcosa di definitivo. La sofferenza era ritenuta come una parte integrante dell’esperienza umana. Le particolari fasi di passaggio da uno stato ad un altro, e quindi d’evoluzione e crescita personale erano accompagnate da rituali e spesso da sofferenza che, dove non si manifestava spontaneamente, era cercata in rituali d’iniziazione.

 

Quindi il dolore e anche la paura erano ritenuti veicoli per raggiungere la parte più intima e profonda dell’essere, per avere il cambiamento. Al momento del parto la donna si trovava quindi al centro del ciclo vitale della società; accoglieva il dolore attivamente, aiutato dalle altre donne che l’assistevano con la loro esperienza già vissuta. Questo tipo di comportamento è ancora visibile nella cultura dei Kung del Sud Africa. Le donne di questa comunità, quando sentono vicino il momento del parto, si allontanano dal campo in cui vivono e si ritirano sole tra i cespugli. A volte altre donne la accompagnano per assisterla ma nella maggior parte dei casi la donna è sola. Dopo il parto rientrerà al campo e presenterà il suo bambino. In molte società naturali la donna partorisce in un ambiente familiare che le garantisca la massima privacy. Questo comportamento è comune a molti mammiferi.Il parto è un processo fisiologico che, se indisturbato è meno doloroso, ha meno complicanze e mette in condizione sia la madre sia il bambino di instaurare un rapporto più precocemente.


Nella società moderna la vita è completamente staccata dal ciclo naturale. La sofferenza, il dolore non hanno significato e suscitano paura. Il corpo è considerato nel presente e nell’immediato futuro, ci preoccupiamo di tenerlo in salute e di farlo durare il più possibile. Il dialogo con i simboli naturali è sostituito dalla delega al benessere ad uno specialista, che ci preserva dagli imprevedibili lati oscuri della vita.

In questo contesto, in cui la tecnologia è onnipotente e guardiamo solo al benessere materiale, il dolore non ha ragione d’essere e come tale è rifiutato. Ma parlare semplicemente di dolore per esprimere tutte le sensazioni che la donna può sperimentare durante il suo travaglio è veramente riduttivo.

 

Il dolore ha un ruolo?

Quando parliamo di donne e di parto non dobbiamo dimenticare che siamo dei mammiferi e che quindi siamo soggette all’istinto e a leggi biologiche. Poiché il dolore del parto è un’esperienza universale, possiamo affermare che il dolore è la normalità e non la sua assenza. Dato che la Natura raramente programma qualcosa senza uno scopo, il dolore nel travaglio ha certamente un senso. Il suo ruolo è di carattere fisiologico e psicologico.


Le contrazioni dolorose avvertono la donna che il processo è iniziato, la allertano in modo che abbia tempo di trovare un luogo sicuro per lei e il suo bambino dove poter partorire, e dato che ha caratteristiche specifiche secondo lo stadio d’avanzamento possiamo affermare che la loro è una risposta biologica che permette alla donna di giudicare a che punto è. In travaglio la sensazione dolorosa aumenta in modo graduale permettendo così alla donna di adeguarsi fisiologicamente e psicologicamente.


Il parto è un’esperienza unica, molto particolare. Il dolore che proviamo è diverso da qualsiasi altro dolore. E' un dolore vivo, intervallato, finalizzato. La sua percezione ed espressione sono ovviamente soggettive, legate ai propri ricordi di dolore, la storia personale, il condizionamento culturale, le suggestioni ricevute da esperienze assorbite e dall’atteggiamento di chi assiste la donna.

Quello che sembra comune è che il dolore, con la sua cadenza ritmica e incessante, porta la donna a concentrare la sua attenzione in misura sempre più intensa al suo interno. E’ un viaggio di una profondità unica dove si possono incontrare le proprie paure ed i propri limiti.

E’ un’esperienza totale in cui si risvegliano istinti sepolti, competenze insospettate.


Durante il travaglio è normale provare una vastissima gamma di sensazioni anche nettamente contrastanti.

Fa parte del processo. Il dolore è difficile da sopportare e questo porta a superare i limiti, “non ce la faccio più” “non ci riesco” sono frasi comuni a molte donne, ma questo porta anche la scoperta di nuove risorse, di un’energia sconosciuta. Affrontare il dolore crea angoscia, paura, ma contenerlo e superarlo attivamente crea forza, potere, crescita in poche parole.

Significa assumersi nuove responsabilità, avere una forza maggiore. Questo è il senso di trasformazione da donna a madre. Il parto rappresenta un’occasione particolare per incontrare se stessa, per acquisire potere personale e la forza che occorre per assumersi la responsabilità di crescere un bambino. Possiamo quindi riassumere che il travaglio è per ogni donna un’esperienza soggettiva, autobiografica (per i collegamenti con le esperienze precedenti e le influenze sugli avvenimenti futuri), potenzialmente terapeutica, profondamente connessa al clima storico e culturale in cui la donna vive.


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