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Allattare al seno

4.5.2010
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha individuato nel miglioramento della qualità della vita della madre e del bambino uno degli obiettivi sanitari prioritari a livello mondiale.

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La promozione dell’allattamento al seno (auspicata dagli Organismi internazionali, dal Ministero della Sanità e dalle Società scientifiche) riconosce nella corretta informazione in alcuni momenti prenatali e neonatali un’importanza fondamentale nell’offrire alla madre ed al neonato condizioni più favorevoli al successo-soddisfacimento dell’allattamento naturale.

 

Pediatri e nutrizionisti sono d’accordo nel definire che il latte materno rappresenti il miglior alimento per i neonati, in quanto è in grado di fornire tutti i nutrienti di cui hanno bisogno nella prima fase della loro vita, come per esempio certi acidi grassi polinsaturi, proteine, ferro assimilabile.

Inoltre, contiene sostanze bioattive e immunologiche che non si trovano nei sostituti artificiali e che invece sono fondamentali sia per proteggere il bambino da eventuali infezioni batteriche e virali, sia per favorire lo sviluppo intestinale.

 

Gli esperti definiscono il latte materno specie specifico, cioè un alimento biologicamente adatto per l’essere umano. E’ sempre pronto, sempre fresco, sempre caldo.

Inoltre per meglio adeguarsi alle necessità di crescita del neonato, non ha mai la stessa composizione. Questo infatti modifica nel tempo la sua formula, rendendola ancora più unica e inimitabile.

È per questo che tutti i bambini dovrebbero essere esclusivamente allattati al seno per i primi sei mesi di vita (26 settimane).

Secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, dell’Unicef e dell’Unione Europea, recepite anche dal nostro Ministero della Salute, l’allattamento al seno dovrebbe poi continuare per due anni e oltre, secondo il desiderio della mamma e del bambino.

 

Secondo la definizione dell’Oms, l’allattamento può essere:

  •     allattamento al seno esclusivo: solo latte materno
  •     allattamento al seno predominante: latte materno + liquidi non nutritivi
  •     allattamento complementare: latte materno + latte di formula.

Per favorire l’allattamento, i neonatologi consigliano di attaccare il bambino al seno subito dopo il parto, facendo in modo che si instauri con la mamma il cosiddetto contatto “pelle-a-pelle”.

Si è visto che già nelle primissime ore di vita, il piccolo è in grado di trovare da solo il seno materno e di succhiare. Inoltre il corpo della madre aiuta il bambino a mantenere una temperatura adeguata (molto importante per bambini molto piccoli o nati pretermine, ma anche per i bimbi sani nati a termine) e il bambino ne risente in modo positivo.

 

Nei primi giorni di vita, in attesa che arrivi la montata lattea, il bambino succhia il colostro, un liquido denso e giallognolo, ricco di sostanze nutritive.

Rispetto al latte vero e proprio, risulta molto più ricco di proteine, di sali minerali e meno carico di zuccheri e di grassi.

La ragione deriva dalla disidratazione a cu il bimbo andrà incontro e durante la quale avrà bisogno di parecchi sali minerali. In questo modo le proteine contenute nel colostro gli forniscono particolari anticorpi (ad esempio le immunoglobuline A o IgA), sostanze di difesa che vanno a rivestire le pareti intestinali proteggendolo sia dall’aggressione di germi e virus sia dalla penetrazione di sostanze estranee che potrebbero far scatenare reazioni allergiche.

Verso il terzo giorno il colostro cambia aspetto: schiarisce e diventa grasso e cremoso. È il cosiddetto “latte di transizione”, il quale serve ad abituare gradualmente il piccolo al latte definitivo che verrà di lì a poco.

La sua composizione si trasforma. Pian piano diminuiscono le proteine mentre aumenta il contenuto degli zuccheri, indispensabili per la crescita dei tessuti cerebrali, e di grassi che apportano energia. Nel giro di una decina di giorni il seno materno produrrà finalmente latte maturo: fluido, di colore quasi azzurrognolo e dal sapore piuttosto dolce. Questo offre al piccolo tutto il nutrimento di cui ha bisogno e nel modo più equilibrato.


Raccomandazioni importanti:

  • allattare il bambino “a richiesta”, senza seguire orari rigidi
  •  controllare la posizione e l’attacco al seno del bambino, evitando di staccarlo prima che abbia finito
  •  non dare al bambino altri liquidi diversi dal latte materno prima della prima poppata, così come evitare il latte o altri cibi artificiali, acqua, zucchero o acqua zuccherata tra una poppata e l’altra (nei primi sei mesi, infatti, quando il bambino ha sete prende quello che viene definito il “primo latte”, meno grasso e più ricco di acqua e zuccheri, mentre quando ha fame rimane attaccato più a lungo, fino a prendere anche “l’ultimo latte”, molto più ricco di grassi. Per questa ragione, spesso nei mesi caldi i bambini fanno poppate più brevi e frequenti)
  • evitare l’uso di tettarelle artificiali, biberon e ciucci, soprattutto nei primi mesi di vita
  • non lavare il seno dopo ogni poppata ed evitare l’uso di creme o unguenti durante l’allattamento; la normale igiene della mamma è sufficiente e il seno è provvisto di ghiandole che provvedono ad una naturale disinfezione dell’areola.


L’allattamento al seno ha per il bambino i seguenti vantaggi:

  • riduce l’incidenza e la durata delle gastroenteriti
  • protegge dalle infezioni respiratorie
  • riduce il rischio di sviluppare allergie
  • migliora la vista e lo sviluppo psicomotorio
  • migliora lo sviluppo intestinale e riduce il rischio di occlusioni

 

 

I vantaggi per la madre:

  • quanto più comincia precocemente, accelera la ripresa dal parto e l’involuzione dell’utero e riduce il rischio di emorragia e di mortalità
  • riduce la perdita di sangue, contribuendo così a mantenere il bilancio del ferro
  • prolunga il periodo di infertilità post parto
  • favorisce la perdita di peso e il recupero del peso forma
  • riduce il rischio di cancro della mammella prima della menopausa.

Alcuni studi, inoltre, hanno ipotizzato che il latte materno possa contribuire anche a ridurre il rischio di numerose patologie, come il cancro dell’ovaio e l'osteoporosi.

 

Quando è meglio non allattare al seno:

Alla luce delle conoscenze attuali, le condizioni in cui l’allattamento al seno è sconsigliato sono piuttosto limitate.

Oltre al caso in cui venga diagnosticata al bambino la galattosemia, una rara malattia metabolica, l’allattamento non dovrebbe avvenire quando nella madre è presente almeno una delle seguenti condizioni:

  • sieropositività e trattamento con farmaci antiretrovirali per la terapia dell’Aids
  • tubercolosi attiva e non curata
  • uso di droghe
  • terapia antitumorale (chemioterapia o radioterapia) in corso; in generale, la maggior parte dei farmaci prescritti dopo una gravidanza non interferiscono con l’allattamento
  • numerose infezioni (enterocolite necrotizzante, meningite, botulismo e infezioni del tratto urinario)
  • malattie autoimmunitarie, come per esempio il diabete di tipo 1 e di tipo 2
  • obesità 

Tratto da: www.ministerosalute.it

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