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Gravidanza difficile: colpa della celiachia?

Miobambino, 31.3.2011
Dietro ai problemi di infertilità potrebbe nascondersi una celiachia non ancora diagnosticata. Ma con un periodo di dieta aglutinata che può variare da pochi mesi a qualche anno il problema tende a risolversi

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Alterazioni nella fertilità non altrimenti spiegabili, aborti ricorrenti senza una specifica causa, parti pre-termine, ridotto peso del neonato alla nascita, diminuzione della durata del periodo di allattamento.

Secondo gli esperti queste potrebbero essere alcune delle conseguenze di una celiachia non ancora diagnosticata o non ancora trattata con una dieta priva di glutine.

 

Che cos'è la celiachia?

La celiachia è un’intolleranza al glutine di origine genetica, caratterizzata da una reazione immunitaria a una proteina presente in molti cereali, il glutine, che porta ad un’infiammazione cronica a livello dell’intestino con conseguente danno alla mucosa e scomparsa dei villi intestinali.

In Italia, nonostante l’incidenza della celiachia sia stimata intorno a 1 soggetto ogni 100 persone, i casi accertati risultano essere circa 80 mila e quindi notevolmente inferiori alla stima calcolata, evidenziando quindi come questa patologia abbia un sommerso da non sottovalutare.

Spesso nell’adulto, diagnosticare la malattia celiaca non risulta sempre facile perché oltre ai sintomi classici quali diarrea, dolori addominali e gonfiore intestinale, la celiachia presenta anche dei sintomi “atipici” come anemia, osteopenia, scomparsa delle mestruazioni e alterazioni a carico della sfera riproduttiva.

 

Le possibili conseguenze sulla fertilità

«Recenti studi clinici – spiega il Professor Carlo Catassi, Professore Associato di Pediatria, Università Politecnica delle Marche di Ancona – evidenziano come la malattia celiaca non diagnosticata possa dare luogo a alterazioni della vita riproduttiva di una donna non solo in termini di durata della vita riproduttiva stessa (menopausa precoce, menarca ritardato) ma anche termini di fertilità e di andamento della gravidanza.

Alcuni recenti lavori mostrano una correlazione tra celiachia non diagnosticata e aumento degli aborti spontanei.

Se tale percentuale infatti in una donna sana si aggira intorno al 10%, in una donna celiaca non diagnosticata e quindi non ancora trattata, tale percentuale può arrivare a raddoppiare.

Il dato confortante è però che se la donna celiaca è in dieta gluten free, il rischio di aborto torna ad essere pari a quello di una donna sana».

 

« È quindi fondamentale pensare alla malattia celiaca e “cercarla” – dichiara il Dr. Giuseppe Caula, specialista gastroenterologo presso l’Ospedale Martini di Torino – sia di fronte ai sintomi tipici che a quelli cosiddetti “atipici”; i soggetti celiaci infatti presentano nel proprio sangue degli anticorpi che si possono determinare attraverso un semplice prelievo ematico.

In caso di positività occorrerà confermare il sospetto di celiachia mediante un esame istologico dei villi intestinali (la cui morfologia è alterata nei soggetti celiaci) che verrà effettuato tramite una EGD-scopia.

È importante sottolineare che è bene iniziare una dieta aglutinata solo dopo gli accertamenti, al fine di non inficiarne i risultati: con la dieta priva di glutine si assiste infatti ad una progressiva negativizzazione degli anticorpi e ad una normalizzazione della mucosa duodenale.»

 

Per favorire un approccio di ascolto “tradizionale” al momento dell’anamnesi dei pazienti possono essere seguite poche linee guida, in grado di aiutare i medici di medicina generale o gli specialisti a “sospettare” di una possibile celiachia e richiedere, oltre agli esami specifici per i sintomi in questione, anche il dosaggio degli anticorpi che marcano l’intolleranza.

 

I problemi legati a un’eventuale infertilità causati dalla celiachia, che possono colpire sia l’universo femminile sia quello maschile, tendono comunque a risolversi con un periodo di dieta aglutinata, che può variare da pochi mesi a qualche anno.

 

«Dietro a queste alterazioni – dichiara la Dottoressa Letizia Saturni, Specialista in Scienze dell’Alimentazione della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’ Università Politecnica delle Marche – potrebbero esserci dei deficit nutrizionali: in particolare le carenze possono riguardare alcuni oligoelementi quali zinco e ferro (importanti per la funzionalità ovarica e per il ciclo mestruale), magnesio, calcio, selenio, così come anche l’acido folico, la vitamina B12, la vitamina K (che insieme al ferro svolge un ruolo fondamentale durante l’organogenesi), la vitamina B16 e gli acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6.

Non basta reintegrare tali elementi però, l’unica soluzione rimane una rigorosa dieta priva di glutine, equilibrata e variata, così da permettere la completa ristrutturazione della mucosa intestinale con conseguente ripristino della sua fondamentale funzione assorbente ad opera dei villi intestinali.

Una dieta che allo stesso tempo deve seguire però anche tutte quelle raccomandazioni dietetiche che vengono normalmente raccomandate a donne non celiache durante una gravidanza».

 

Ed infine è di grande attualità e molto dibattuta nel mondo scientifico la questione se non possa essere utile l’introduzione di uno screening per la celiachia, tramite test sierologici, da effettuare se non a tutte le donne in gravidanza, almeno a quei soggetti che presentano alterazioni della fertilità di origine sconosciuta o che hanno sperimentato una serie di aborti ricorrenti non altrimenti spiegabili.

La questione, al momento rimane aperta, ma la linea generale è quella di fare sempre più informazione al fatto che dietro a questi problemi di fertilità è importante pensare ad una celiachia non ancora diagnosticata.

fonte: www.tuttasalute.net

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