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Quando è troppo presto per nascere

Autore: Miobambino | 12.11.2010
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Quali sono le implicazioni di un parto pretermine? Quali difficoltà dovranno affrontare i genitori?Perché un bimbo nasce troppo presto?

Il bambino prematuro o pretermine, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è il bambino nato prima della 37° settimana di gestazione.

Ogni anno in Italia nascono circa 5.000 bambini pretermine (circa il 7% sulle nascite a termine) e il rischio è in aumento.

 

Essere prematuri (nascere prima del termine) può essere diverso dal presentare un basso peso alla nascita (inferiore ai 2,5 kg) e viceversa, un neonato con basso peso alla nascita può non essere prematuro.

Quando i due status (età gestazionale precedente la 37a settimana e basso peso alla nascita) sono contemporaneamente presenti (e quindi il bambino è piccolo per l’età gestazionale) aumentano i

rischi di morbilità e mortalità (difficoltà nelle funzioni vitali e gravi problemi di termoregolazione, di alimentazione, di respirazione e di sviluppo).

 

Il bambino prematuro presenta maggiori problemi nei primi giorni e/o nelle prime settimane di vita;

necessariamente l’età gestazionale (ovvero la durata della gravidanza) risulta un fattore determinante per le condizioni di salute del bambino.

Queste difficoltà di adattamento alla vita post-natale saranno maggiormente frequenti tra i neonati con un’età gestazionale molto bassa (23-28 settimane) e un peso inferiore ad 1 kg.

 

La prematurità presenta diversi gradi, in base al peso presentato alla nascita:

 

  • Bambini di basso peso (ovvero il cui peso è inferiore ai 2500 grammi)

     

  • Bambini di peso molto basso (ovvero il cui peso è inferiore ai 1500 grammi)

     

  • Bambini di peso bassissimo (ovvero il cui peso è inferiore ai 1000 grammi)

     

  • Bambini di peso estremamente basso (ovvero il cui peso è inferiore ai 750 grammi)

 

 

Perché un bimbo nasce prematuro?

Le cause di molte nascite premature (e come tali associate ad un parto pretermine o ad un ritardo di

crescita intrauterina) non sono note, ma si possono individuare alcune condizioni che aumentano il rischio di tal evento.

Tali fattori possono essere legati alla madre o al bambino.

 

 

Le possibili cause del parto pretermine possono essere:

 

  • fetali Sofferenza fetale

Gestazione multipla

 

  • placentari

Placenta previa

Distacco di placenta

 

  • uterine

Anomalie congenite

 

  • materne

Pre-eclampsia

Patologie croniche (cardiopatie, nefropatie ecc.)

Infezioni

Abuso di fumo, alcool e droghe

  • altre

Rottura prematura delle membrane

 

 

I fattori associati a ritardo di crescita intrauterina che determinano perciò un peso inferiore all’età gestazionale possono essere:

 

  • fetali

Alterazioni cromosomiche

Anomalie congenite

Gestazione multipla I

Infezioni intrauterine

  • placentari

Anomalie della placenta (difficoltà a nutrire adeguatamente il feto)

  • materne

Malattie croniche o insorte durante la gravidanza: cardiopatie, nefropatie,

malattie respiratorie, anemie, pre-eclampsia

Abuso di fumo, alcool e droghe

 

 

Le emozioni dei genitori

Quanto sopra riportato sono le semplici definizione e catalogazioni che sono utilizzate per definire un bimbo prematuro.

Ma cosa rappresenta veramente un bimbo prematuro per dei genitori è difficile spiegarlo ed ancor più difficile da capire per chi non ha vissuto un esperienza di questo tipo.

La maggior parte delle persone ignora i problemi connessi alla prematurità, le sue cause e le possibili conseguenze e talvolta anche la loro stessa esistenza.

Spesso e volentieri i genitori si trovano impreparati davanti a questa nascita improvvisa che neppure

lontanamente avevano pensato. Si conosce tutto sui rischi della toxoplasmosi, si considera l’eventualità di un problema genetico… ma della prematurità non se ne parla.

 

La frase più frequente che si sentono ripetere dal mondo esterno è: “Non preoccuparti crescono anche loro come gli altri bambini, poi recuperano”.

Intanto loro pensano al piccolo che hanno dovuto lasciare in reparto, nelle mani di altre persone.

Pensano a quel corpicino piccolissimo rinchiuso in un’incubatrice e non hanno nemmeno la forza di piangere.

Si colpevolizzano e vengono assaliti da sentimenti come la paura, l’angoscia, la tristezza.

E intanto fanno l’unica cosa che possono fare: stanno vicino al bambino per fargli sentire la loro presenza (un bambino che è ben diverso da quello che immaginavano nel periodo dell’attesa).

Cercano di ristabilire con lui un contatto che bruscamente si è interrotto e così facendo scoprono la vera natura di un prematuro.

Il bimbo prematuro è un bimbo che ha una voglia di vivere e forza di volontà non comune.

È un bimbo che ha dovuto lottare per respirare, per vivere; un lillipuziano che c’insegna il coraggio eroico della vita. È un bimbo che rende orgogliosi e le cui conquiste saranno tanto eccezionali da far sentire i genitori speciali e “quasi fortunati”.

 

 

Le difficoltà di un bimbo prematuro

Presentando il bimbo nato prematuro un organismo ovviamente non ancora sviluppato completamente in tutte le sue parti, notevoli sono le difficoltà che incontra prima che il suo corpo riesca ad espletare a pieno tutte le funzioni che la vita quotidiana richiede per vivere autonomamente.

 

Queste sono le difficoltà più comuni:

 

  • difficoltà respiratoria

Molti bambini prematuri sono soggetti ad una fase di insufficienza respiratoria, soprattutto nelle prima ore di vita. Tale difficoltà respiratoria, detta sindrome da distress respiratorio, richiede spesso una ventilazione meccanica che aiuti ed ossigenoterapia prolungata.

  • difficoltà cardiovascolari

È frequente un ritardato adattamento circolatorio alla vita post natale che può richiedere una valutazione cardiologia pediatrica ed eventualmente un trattamento.

  • difficoltà gastrointestinali

È più frequente una ridotta tolleranza alimentare con frequenti problemi di distensione addominale.

  • difficoltà nutrizionali

Per le ragioni riportate al punto precedente l’alimentazione per bocca va iniziata molto gradualmente e spesso integrata dalla somministrazione di miscele nutrizionali per via endovenosa; fino a quando deglutizione e respirazione non sono ben coordinate, può essere necessario somministrare il pasto attraverso un sondino (orogastrico) che dalla bocca raggiunge lo stomaco.

  • retinopatia

Malattia dell’occhio che interessa i bambini prematuri soprattutto di basso peso. L’ossigenazione maggiore del sangue può danneggiare i vasi che possono andare incontro a rottura ed emorragia con gravi conseguenze sulla funzionalità dell’occhio.

  • metabolici

È più frequente l’ipoglicemia (ridotta concentrazione di glucosio nel sangue), l’ipocalcemia (ridotta

concentrazione di calcio nel sangue), ed altri squilibri che richiedono di essere prontamente riconosciuti e trattati.

  • anemia

Il neonato pretermine va più frequentemente incontro ad anemizzazione e richiede una terapia con ferro e/o piccole trasfusioni di sangue.

  • neurologici

Le caratteristiche della circolazione cerebrale nel neonato pretermine rendono più frequente l’emorragia cerebrale catalogata in diversi gradi in funzione della estensione. Spesso e volentieri essa è di contenute dimensioni e non da origine a grossi problemi.

  • infettivi

I neonati pretermine sono spesso soggetti a infezioni virali e batteriche. Tali contagi possono avvenire in reparto ma soprattutto dopo le dimissioni dal reparto.

 

 

Il reparto di terapia intensiva

Il piccolo prematuro appena nato viene posto in un’ incubatrice o in un lettino riscaldato che ha il compito di garantire una il controllo della temperatura e di ricostruire artificialmente l’utero della mamma.

Il capellino ed i piccoli abiti che indossa, se possibile, servono a ricreare il senso di contenimento e i limiti del proprio corpo di cui godeva il bimbo nel grembo materno.

A volte si posiziona all’interno dell’incubatrice il cosiddetto “nido” realizzato con lenzuola per aumentare questo senso di contenimento perduto.

A causa della loro immaturità questi bimbi necessitano di un monitoraggio costante delle funzioni vitali che in pratica costringe il bimbo ad avere sonde nella maggior parte dei casi non invasive che però non gratificano l’occhio del genitore.

Per di più queste sonde sono allacciate a delle apparecchiature che generano degli allarmi ogni qualvolta i valori scenderanno sotto le soglie impostate dal personale del reparto.

Spesso capita che l’allarme sia falso, e quindi non v’è da preoccuparsi, in quanto il bimbo movendosi toglie semplicemente i sensori (pare che sia l’attività in cui s’impegna maggiormente e con ottimi risultati!).

Il suono di questi allarmi non rende certo la vita facile ai bimbi e ai genitori che entrano in reparto i primi giorni.

Soprattutto nei primi giorni di vita dei più piccini è possibile che sia indispensabile ricorrere al respiratore automatico (che comporta il dover sedare il bambino) o alla CPAP (che ha lo scopo di mantenere una pressione positiva durante tutto il ciclo respiratorio all’interno dell’albero respiratorio evitando il completo svuotamento d’aria nei polmoni).

E per finire si deve fare i conti con i tubicini della parenterale che consiste nell’infusione per via venosa di miscele nutrienti che servono ad alimentare il prematuro che non è in condizione di poter bere il latte materno.

 

Tutte queste cose contribuiscono a far assumere al bambino un aspetto a dir poco non gradevole ed a far aumentare il senso di angoscia nei genitori che gli stanno a fianco.

A poco a poco il piccolo crescerà fino a quando i genitori possono godere dei due momenti più gratificanti che si vivono in reparto: la marsupio terapia (che consiste nell’adagiare il bimbo sul petto a diretto contatto con la pelle) e il bagnetto serale (estremamente rilassante per il bimbo).

 

 

Il ritorno a casa

Il ritorno a casa con il bambino, dopo settimane e/o mesi dalla sua nascita trascorsi in un reparto di terapia intensiva, è un momento molto carico dal punto di vista emotivo.

Spesso coincide con il periodo della data presunta del parto e questo può far rivivere tutto per l’ennesima volta.

Andare a casa è certamente una conquista, un traguardo molto atteso, ma significa anche non avere più la certezza di “poter contare” su personale esperto, medico e paramedico, 24 ore su 24, pronto per ogni evenienza.

I dubbi circa le proprie capacità a gestire questo bambino nella quotidianità sono tanti.

 

Come organizzare la casa? Quando potrà uscire? Quando potrà vedere i nonni e i cuginetti? Cosa fare se ha le coliche? Ma respira bene? E se ha la febbre? Quante volte lo devo pesare? Il pediatra di base sarà abbastanza preparato per il mio bambino?

 

A tutte queste incertezze oltre al personale dell’ospedale a cui rivolgere le domande, risponderanno

l’istinto di genitori e il “rodaggio” effettuato in reparto, sapendo che tutti i genitori nascono quando nasce un figlio.

 

Fondamentale importanza per la crescita e lo sviluppo del bambino negli anni futuri è il follow up ossia quella serie di controlli sistematici che vengono effettuati una volta dimessi dal reparto.

Effettuati periodicamente permettono di seguire l’evoluzione dell’accrescimento neuroevolutivo e fisico del bambino intervenendo eventualmente laddove fosse necessario con terapie appropriate.

Tale programma seguirà il bambino per diversi anni (generalmente fino ad otto anni).

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