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Amniocentesi: meno rischi con gli antibiotici

11.1.2011
Se è preceduta da una profilassi antibiotica l'amniocentesi diventa meno rischiosa per mamma e bambino. L’importante è agire d’anticipo

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Per alcune donne in gravidanza spesso si prospetta la possibilità di dover compiere un esame detto Amniocentesi.

Questo esame viene in genere eseguito tra la 15esima e la 17esima settimana di gravidanza e serve per scoprire possibili malformazioni del feto.

Avviene tramite il prelievo di una piccola quantità di liquido amniotico.

 

Se da un lato è utile per avere informazioni sul feto, dall’altro non è esente da rischi: uno fra tutti, l’aborto. Ma, a quanto pare, ci sono speranze affinché l’esame possa essere il meno rischioso possibile.

 

Queste arrivano dall’Unità di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania, il cui direttore, dottor Paolo Scollo, sostiene che sebbene in passato il rischio di aborto era di circa l’1% (ossia 1 aborto ogni 100 esami), oggi siamo arrivati a circa lo 0,3%.

 

Il segreto per ridurre il rischio derivante dall’amniocentesi starebbe nell’uso preventivo degli antibiotici.

In questo modo si possono contrastare i batteri che colonizzano le zone interne genitali femminili. Questi batteri, durante il momento del prelievo del liquido amniotico, possono intrufolarsi causando infezioni e, infine, determinare la rottura del sacco che contiene il bambino.

 

Come provato dai ricercatori, il rischio di aborto legato all’amniocentesi non dipende propriamente dal prelievo in sé ma è proprio legato alla possibilità che il liquido si infetti nei giorni di poco successivi.

 

Lo studio italiano "APGA Trial" «ha valorizzato il ruolo dell'antibiotico-profilassi prima dell'amniocentesi del secondo trimestre riducendo di circa il 50% il rischio di aborti, e dopo la pubblicazione dello studio numerosi centri hanno cominciato a far assumere antibiotici alle donne gravide che intendevano sottoporsi ad amniocentesi», spiega all’Ansa il dottor Scollo.

 

Per chi avesse timore degli antibiotici a causa delle notizie riguardanti la resistenza o possibili interferenze con il feto, l’esperto precisa che la loro assunzione non è pericolosa per il nascituro: «Il principio attivo si accumula prevalentemente nelle membrane amniotiche e da qui, non essendo in grado di superare la barriera della placenta arriva in bassissime quantità al feto, tali da non presentare controindicazioni alla profilassi».

 

fonte: La Stampa, foto: Natalia Angel

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