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Aumento dei cesarei

Massimo Pietrangeli, 4.5.2010
La donna che affronta un cesareo corre un rischio morte dalle 4 alle 8 volte superiore a quello del parto vaginale. In Italia 35% di donne ha un parto cesareo e la cifra sta ancora aumentando.

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Quando si parla con le percentuali, per giunta, spesso non si riesce ad avere un’idea reale di cosa significhi fare il 35% anziché il 15%di cesarei : sono infatti circa 120.000 all’anno, in italia, i cesarei superflui, e oltre 225.000 all’anno, sempre in italia, le episiotomie superflue.

la donna che affronta un cesareo corre un rischio morte   dalle 4 alle 8 volte superiore a quello del parto vaginale, ma credo che anche questo siano in pochi a saperlo, ancora in meno a dirlo, e dunque le donne non ne sono informate.

Sono queste le cifre di una disfatta nei confronti della Nascita, non solo della Medicina ma di tutta la Società civile italiana, che per giunta tendono spaventosamente all’aumento ; in questi tristi record, in Italia siamo secondi unicamente al Brasile, che però ha una tendenza in calo.

La cattiva informazione fa la sua parte, essendo riuscita persino a ribaltare totalmente la verità e convincendo milioni di persone che il parto cesareo è più sicuro del parto vaginale e l’anestesia peridurale sicura, “fisiologica” e priva di effetti collaterali, convincendo di ciò persino tanti medici e ostetriche che, non conoscendo questi numeri né queste verità, contribuiscono anche loro, in perfetta buona fede, a peggiorare ulteriormente le cose.

I dati, a disposizione peraltro di chiunque voglia accedervi, hanno preoccupato in maniera straordinaria la Soc.It. Ginecologi Ostetrici e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale da molto tempo, più volte e a gran voce ha ribadito la pericolosità e l’infondatezza, la assoluta non giustificazione del ricorso a questa pratica chirurgica in maniera così massiva, acritica e “leggera” dal momento che, come sappiamo, il parto cesareo non solo non è scevro da rischi, come tanta parte di una informazione medica e non tende a far credere alla massa delle donne, quanto - al contrario - presenta una pericolosità sia immediata che a lungo termine maggiore di quella del parto vaginale, con maggiori pericoli sia in termini di morbilità ed esiti chirurgici sfavorevoli che di mortalità, sia per la madre che per il bambino. Si dimentica troppo spesso, e si omette troppo spesso di dirlo che è pur sempre un intervento di chirurgia addominale “maggiore”!

Se in Italia vi è la maggiore denatalità al mondo, ciò è dovuto anche al modo in cui facciamo nascere i nostri bimbi. Carte alla mano, nel 90% delle Maternità italiane vengono disattese almeno il 90% delle “raccomandazioni o.m.s. in tema di nascite”.

il ministero della salute, nello schema di piano sanitario nazionale 2002-2004, aveva fissato come uno degli obiettivi primari quello di “Diminuire la frequenza dei parti per Taglio Cesareo, e ridurre le forti differenze regionali attualmente esistenti, arrivando entro il triennio ad un valore nazionale pari al 20% , in linea con i valori medi degli altri paesi europei, anche tramite una revisione del D.R.G. relativo”, ma i risultati li vediamo…

Vi è per certo una molteplicità di cause sfavorevoli che concorrono non solo al procrastinarsi del problema, quanto ad una sua inesorabile crescita, il che ben esprime gli effetti di quella che è sicuramente una medicalizzazione esasperata. Non si contano gli articoli sulle maggiori riviste medico-scientifiche come il British Medical Journal, o su molteplici “siti” Internet, sull’argomento, in cui si condanna da tutte le parti questa sciagurata via imboccata dall’Ostetricia moderna, specie da noi, eppure - nonostante ciò - si continua, in Italia, nella folle corsa al cesareo.

Tratto da: http://www.massimopietrangeli.net/articoli.shtml con il gentile permesso del dott. Massiomo Pietrangeli.

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