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Papà in gravidanza: un periodo delicato

Miobambino, 14.4.2015
I 9 mesi di gravidanza sono un periodo intenso: spesso c’è differenza emotiva tra la mamma che è molto coinvolta ed il papà che può essere un po’ "lento a partire". La coppia deve preparare l’assetto della futura famiglia e delineare nuovi ruoli

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papà in dolce attesa
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I papà ci mettono più tempo
Mentre per la donna le trasformazioni psicologiche procedono di pari passo con quelle fisiologiche e la creazione di un rapporto con il bimbo che cresce dentro il pancione avviene naturalmente, per l’uomo è necessario un po’ di impegno e di fatica in più. 
Trascorso l’entusiasmo e le emozioni del primo momento, infatti, molti uomini tendono a continuare la vita di sempre senza concentrarsi troppo sulla gravidanza e rimandando a un secondo momento la riflessione sul proprio ruolo e sui cambiamenti che l’arrivo di un bimbo porterà nella loro vita. 
Dal punto di vista fisico i papà non "sentono" nulla e tutto quello che succede lo possono intuire dai cambiamenti della loro partner, lo possono solo immaginare, lo possono elaborare grazie allo scambio emotivo con la futura mamma e lo possono vedere nelle meravigliose immagini delle ecografie. 
Molti papà iniziano a sentirsi veramente padri dopo la prima ecografia e, rispetto alle mamme, entrano un po’ più lentamente nello stato d’animo necessario ad accogliere un bimbo e a fargli spazio sia mentale che fisico.
I papà si sentono esclusi
Molti futuri padri vivono la sensazione di essere esclusi. L’attenzione generale è rivolta alla futura mamma, alle sue esigenze, alle sensazioni fisiche ed emotive. Del padre e di ciò che prova ci si preoccupa poco. 
La donna, in genere, ha molte persone intorno a sé (parenti, amiche, ostetriche…) ma il rischio è che questa “comunanza al femminile” faccia sentire l’uomo ancora più escluso. 
Invece, la gravidanza può essere l’occasione per creare uno spazio di dialogo privilegiato all’interno della coppia: se la donna rende il partner partecipe dell’esperienza che sta vivendo, confidando a lui (più che a chiunque altro) le sue emozioni, si aprirà un canale comunicativo che permetterà loro di confrontarsi e sentirsi più vicini, prima e dopo la nascita del figlio.
I migliori strumenti dei futuri genitori in questo delicato momento della vita sono il dialogo e l’affiatamento, perchè è solo all’interno della coppia e della reciproca conoscenza che si può trovare l’equilibrio per lasciare a ciascun genitore lo spazio per vivere le emozioni di questa straordinaria esperienza, per assegnare a ciascuno i compiti educativi indispensabili e per dividere equamente le mansioni di cura e di assistenza necessari fin dai primi giorni di vita del bambino. 

 

I papà ci mettono più tempo
Mentre per la donna le trasformazioni psicologiche procedono di pari passo con quelle fisiologiche e la creazione di un rapporto con il bimbo che cresce dentro il pancione avviene naturalmente, per l’uomo è necessario un po’ di impegno e di fatica in più. Trascorso l’entusiasmo e le emozioni del primo momento, infatti, molti uomini tendono a continuare la vita di sempre senza concentrarsi troppo sulla gravidanza e rimandando a un secondo momento la riflessione sul proprio ruolo e sui cambiamenti che l’arrivo di un bimbo porterà nella loro vita. 
Dal punto di vista fisico i papà non "sentono" nulla e intuiscono quello che succede dai cambiamenti della loro partner: lo possono solo immaginare, lo possono elaborare grazie allo scambio emotivo con la futura mamma e lo possono vedere nelle meravigliose immagini delle ecografie. 
Molti papà iniziano a sentirsi veramente padri dopo la prima ecografia e, rispetto alle mamme, entrano un po’ più lentamente nello stato d’animo necessario ad accogliere un bimbo e a fargli spazio sia mentale che fisico.


I papà si sentono esclusi
Molti futuri padri vivono la sensazione di essere esclusi. L’attenzione generale è rivolta alla futura mamma, alle sue esigenze, alle sensazioni fisiche ed emotive. Del padre e di ciò che prova ci si preoccupa poco. La donna, in genere, ha molte persone intorno a sé (parenti, amiche, ostetriche…) ma il rischio è che questa “comunanza al femminile” faccia sentire l’uomo ancora più escluso. Invece, la gravidanza può essere l’occasione per creare uno spazio di dialogo privilegiato all’interno della coppia: se la donna rende il partner partecipe dell’esperienza che sta vivendo, confidando a lui (più che a chiunque altro) le sue emozioni, si aprirà un canale comunicativo che permetterà loro di confrontarsi e sentirsi più vicini, prima e dopo la nascita del figlio.

I migliori strumenti dei futuri genitori in questo delicato momento della vita sono il dialogo e l’affiatamento, perchè è solo all’interno della coppia e della reciproca conoscenza che si può trovare l’equilibrio per lasciare a ciascun genitore lo spazio per vivere le emozioni di questa straordinaria esperienza, per assegnare a ciascuno i compiti educativi indispensabili e per dividere equamente le mansioni di cura e di assistenza necessari fin dai primi giorni di vita del bambino. 

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