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Partorire senza ansia e dolore con l`ipnosi

Miobambino, 26.5.2014
L'ipnosi clinica (o ericksoniana) è un valido strumento per vivere la maternità, la gravidanza e il parto nel migliore dei modi, superando ansie, paure e anche il dolore.

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Si può partorire riducendo al minimo il dolore senza uso di farmaci e amplificando il piacere di vedere nascere il proprio figlio? Sì, ne sono testimone diretta. Ho partorito con l’ipnosi per ben due volte. E ripercorrendo mentalmente questa duplice avventura penso a quanto io sia riuscita a vivere la maternità nel migliore dei modi. Tutto il lungo percorso preparatorio alla nascita, non solo il travaglio o il parto.
Io insegno agli altri ad applicare le tecniche ipnotiche eriksoniane, ma sperimentare in prima persona un metodo è un’altra cosa. In che cosa consiste? Semplificando molto, direi che grazie all’ipnosi si instaura un dialogo con il proprio inconscio e il proprio corpo e si chiede loro di aiutarci a vincere l’ansia e lo stato doloroso legati al parto. Non è stregoneria: varie ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’ipnosi faccia aumentare per esempio la produzione di alcune sostanze antidolorifiche, che facilitano la risposta del fisico allo stress o al dolore. Lo stesso è accaduto a me durante i due parti.
Le donne della mia famiglia hanno avuto tutte un problema di elasticità dei tessuti, caratteristica che crea non poche difficoltà sia durante il parto sia dopo. Tanto che la ginecologa che mi ha seguito e che conosceva i pregressi familiari mi aveva consigliato un cesareo. Invece ho preferito il parto naturale, senza epidurale, ma con analgesia ipnotica.
Così, durante la gravidanza, ho usato le tecniche di autoipnosi per eliminare dal mio inconscio tutta l’ansia che accompagna le future mamme. Ma in più credo di aver creato una sorta di ponte già nella pancia con mio figlio Pietro e poi con mia figlia Alice: dedicando pochi minuti al giorno a me stessa sono riuscita a creare una intimità sensoriale che mi consentiva di trasmettere al feto serenità. Una volta, per esempio, entrando in un negozio in cui la musica veniva tenuta particolarmente ad alto volume, ho sentito una fitta alla pancia. Come se mio figlio fosse stato svegliato di colpo da quel frastuono e ne fosse rimasto agitato. Così mi sono appartata e ne ho placato le paura grazie a una forma lieve di ipnosi.
 
ERO VIGILE MA CALMISSIMA
 
Non bisogna immaginare questa pratica come quelle che si vede nei film, con tanto di pendolino: è qualcosa di più semplice che permette alla mente di distrarsi. Si può avvicinare quella sensazione a ciò che si prova prima di addormentarsi o quando si sogna a occhi aperti. Rimani vigile, sveglia, padrona del momento.
Il travaglio, in tutti e due i casi, è stato abbastanza breve e assolutamente poco doloroso, tanto che le altre partorienti che erano con me mi domandavano se fossi lì per un controllo. Non era così, ma poteva sembrare, anzi in taluni momenti ho quasi avuto la sensazione di vivere e vedere la scena da un luogo extracoporeo, di avere il totale controllo di me stessa. Quella persona sdraiata che a ritmo regolare spingeva per partorire ero io. Anche il parto è stato rapido e non mi ha procurato sofferenza.
Le tecniche autoipnotiche mi hanno aiutata per superare pure le crisi di ansia post partum, quella fase in cui tutto è nuovo e sembra insormontabile. Mi sono servite a superare gli stati d’agitazione e a prepararmi alle performace quotidiane, quasi fossi un manager che deve concentrarsi prima di un evento importante. Del resto, cosa c’è di più importante della nascita di un figlio?


Si può partorire riducendo al minimo il dolore senza uso di farmaci e amplificando il piacere di vedere nascere il proprio figlio?

Sì, ne sono testimone diretta. Ho partorito con l’ipnosi per ben due volte.

E ripercorrendo mentalmente questa duplice avventura penso a quanto io sia riuscita a vivere la maternità nel migliore dei modi. Tutto il lungo percorso preparatorio alla nascita, non solo il travaglio o il parto.Io insegno agli altri ad applicare le tecniche ipnotiche eriksoniane, ma sperimentare in prima persona un metodo è un’altra cosa.

In che cosa consiste?

 Semplificando molto, direi che grazie all’ipnosi si instaura un dialogo con il proprio inconscio e il proprio corpo e si chiede loro di aiutarci a vincere l’ansia e lo stato doloroso legati al parto. Non è stregoneria: varie ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’ipnosi faccia aumentare per esempio la produzione di alcune sostanze antidolorifiche, che facilitano la risposta del fisico allo stress o al dolore. Lo stesso è accaduto a me durante i due parti.

Le donne della mia famiglia hanno avuto tutte un problema di elasticità dei tessuti, caratteristica che crea non poche difficoltà sia durante il parto sia dopo. Tanto che la ginecologa che mi ha seguito e che conosceva i pregressi familiari mi aveva consigliato un cesareo. Invece ho preferito il parto naturale, senza epidurale, ma con analgesia ipnotica.

Così, durante la gravidanza, ho usato le tecniche di autoipnosi per eliminare dal mio inconscio tutta l’ansia che accompagna le future mamme.

Ma in più credo di aver creato una sorta di ponte già nella pancia con mio figlio Pietro e poi con mia figlia Alice: dedicando pochi minuti al giorno a me stessa sono riuscita a creare una intimità sensoriale che mi consentiva di trasmettere al feto serenità.

Una volta, per esempio, entrando in un negozio in cui la musica veniva tenuta particolarmente ad alto volume, ho sentito una fitta alla pancia. Come se mio figlio fosse stato svegliato di colpo da quel frastuono e ne fosse rimasto agitato. Così mi sono appartata e ne ho placato le paura grazie a una forma lieve di ipnosi. 


ERO VIGILE MA CALMISSIMA 

Non bisogna immaginare questa pratica come quelle che si vede nei film, con tanto di pendolino: è qualcosa di più semplice che permette alla mente di distrarsi. Si può avvicinare quella sensazione a ciò che si prova prima di addormentarsi o quando si sogna a occhi aperti. Rimani vigile, sveglia, padrona del momento.

Il travaglio, in tutti e due i casi, è stato abbastanza breve e assolutamente poco doloroso, tanto che le altre partorienti che erano con me mi domandavano se fossi lì per un controllo. Non era così, ma poteva sembrare, anzi in taluni momenti ho quasi avuto la sensazione di vivere e vedere la scena da un luogo extracoporeo, di avere il totale controllo di me stessa.

Quella persona sdraiata che a ritmo regolare spingeva per partorire ero io. Anche il parto è stato rapido e non mi ha procurato sofferenza.

Le tecniche autoipnotiche mi hanno aiutata per superare pure le crisi di ansia post partum, quella fase in cui tutto è nuovo e sembra insormontabile. Mi sono servite a superare gli stati d’agitazione e a prepararmi alle performace quotidiane, quasi fossi un manager che deve concentrarsi prima di un evento importante. Del resto, cosa c’è di più importante della nascita di un figlio?

Fonte: MILTON H. ERICKSON INSTITUTE di Torino, www.ericksoninstitute.it


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