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Il parto assistito (o strumentale)

Miobambino, 13.5.2013
Nel parto assistito si ricorre a strumenti come forcipe o ventosa per estrarre il bambino dal canale del parto.

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La ventosa ostetrica (o vacuum extractor) e il forcipe sono strumenti utilizzati per accelerare o facilitare la fuoriuscita della testa del nascituro dal canale del parto.

In genere questi strumenti vengono utilizzati quando è opportuno velocizzare la fase di espulsione, come nei casi di malattie materne o di sofferenza fetale.


Ormai in Italia il forcipe viene utilizzato molto raramente visto l'alto tasso di complicazioni ed effetti collaterali che può comportare, in favore della ventosa, più facile e meno rischiosa da usare.

La pericolosità del forcipe è attestata dal fatto che in Giappone l'impiego del forcipe fu proibito già nel 1930, con pene detentive per chiunque lo usasse clandestinamente.


  • Il forcipe è uno strumento metallico con due bracci snodati che vengono inseriti nella vagina e applicati lateralmente sulla testa del feto. Questo aiuta il bambino a ruotare e a scendere.

  • La ventosa è invece una piccola coppetta a forma di calice che viene inserita nella vagina e collocata sopra la testa del feto. Si collega a una pompa a vuoto che tira ad ogni contrazione per aiutare la discesa del bambino. A differenza del forcipe non viene utilizzata per ruotare la testa.


Il forcipe e la ventosa vengono rimossi dopo che la testa del bambino è uscita e il corpo viene espulso normalmente. Prima del loro impiego alla paziente viene somministrato un anestetico o l'epidurale, in modo che avverta solo pressione a livello vaginale ma non dolore.


Il forcipe e la ventosa possono provocare temporanei gonfiori, lividi e segni sulla testa o sul viso del bambino (nel giro di pochi giorni scompaiono senza lasciare traccia). In rari casi si possono verificare anche taglietti e delle contusioni.


Per quanto riguarda la madre, le due principali fonti di preoccupazione di questa procedura sono legate a possibili lacerazioni o tagli (e quindi a conseguenti perdite di sangue) e, anche se più raramente, al rischio di danno all'apparato urinario.




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