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Quando nasce l`amore per il proprio bambino?

Dott.ssa Giulia Puccinelli, 9.1.2015
Non tutte le mamme si innamorano immediatamente del loro bambino, ma hanno bisogno di un po' di tempo. Alcune, nelle prime settimane dopo il parto, rimpiangono la loro vita prima della gravidanza, sentendosi colpevoli e inadeguate...

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Quando nasce un amore: l'innamoramento tra mamma e figlio
 
“Quando nasce un amore, non è mai troppo tardi” diceva una famosa canzone. Ed è proprio quello che intendo quando si parla dell’amore che sboccia tra mamma e figlio.
 C’è chi si innamora non appena vede il test positivo, chi alla prima ecografia, chi ai primi movimenti, chi al parto. E di solito non vengono considerate altre opzioni.
“Quando lo vedrai te ne innamorerai subito perdutamente”.
 E così, se la mamma, con quell’esserino appena nato in braccio, non sente tutto quell’infinito amore, ma disorientamento e magari un po’ di paura, potrebbe sentirsi inadeguata. Ognuno reagisce con un sentimento diverso e nessuno di questi è problematico a priori.
Le prime settimane dopo il parto sono faticosissime, la mamma non è più oggetto di attenzioni e preoccupazioni, ma ogni interesse si sposta sul neonato, i ritmi cambiano repentinamente così  come il corpo della mamma che passa in pochissime ore, da contenitore della propria creatura, a distributore di cibo, le ore di sonno diminuiscono, gli ormoni impazziscono. Se oltre a tutto ciò, una mamma ha sempre pensato che si sarebbe innamorata a prima vista di suo figlio e invece questo non accade, potrebbe sentirsi in grossa crisi.
Ragioniamo allora come una mammacometipare che si ascolta e cerca di comprendere cosa prova: le ipotesi possono essere molte, ma la maggior parte di queste riguarda il fatto che quel piccolo esserino che tenete tra le braccia, in realtà non lo conoscete.
Come vi comportate quando conoscete persone nuove? Siete subito aperte e socievoli? Vi fidate subito ed aprite il vostro cuore oppure avete bisogno di tempo? Anche il carattere ha un ruolo importante nell’incontro con il vostro bambino. E in ogni caso, anche se siete le persone più espansive del mondo, la chimica tra mamma e figlio, è una questione a parte.
Ebbene eccoci qui, questo articolo ha l’intento di proporre una terza via tra la mamma che si innamora subito perdutamente del proprio bambino, e le mamme che vanno incontro al baby blues od alla depressione post partum:  la mamma che ha bisogno di tempo. Che non vuole meno bene al suo bambino e che non ha nemmeno bisogno di un supporto professionale o di un sostegno psicologico; è semplicemente una mamma che ha bisogno di capire bene le regole del gioco per riuscire a contattare le proprie emozioni.
Ma se una mamma che ha bisogno di tempo non è ancora una mammacometipare si sentirà sicuramente sbagliata.
Perchè di solito, se date di voi un’immagine di persona un po’ fredda e distaccata e con la nascita di vostro figlio diventate tenere e affettuose, tutti parleranno della magia dell’amore e bla bla bla. Se invece vi prendete cura di quell’esserino come se foste in un sogno che non capite bene, vi sentite in un vortice di emozioni contrastanti, e spesso vi passa per la testa il pensiero di come stavate meglio prima, le persone non lo noteranno, daranno per scontato che siate innamorate pazze e che quelli siano i giorni più belli della vostra vita. E voi d’altro canto, se parenti e conoscenti vi chiedono (se ve lo chiedono) come state, parliamoci chiaro, difficilmente risponderete tutta la verità. Perché dentro di voi, sentite una vocina che vi giudica come madri cattive. Spesso anche con i neopapà non si riesce ad essere sincere, un po’ in imbarazzo di fronte ai loro  occhi a cuore e che vi dicono “come siamo fortunati”.
Analizziamo allora proprio le due componenti più problematiche: il “come stavo meglio prima” e “il punto di vista dei papà”.
Il pensiero che più di tutti  fa sentire una mamma in colpa e “cattiva” è quello relativo a “stavo meglio prima, ho fatto un errore”.
Sfatiamo questo mito: una mamma che pensa questo, non è né cattiva, né colpevole, è una donna che aveva una vita soddisfacente e che il suo totale stravolgimento le fa rimpiangere quello che faceva.
Che tipo di vita faceva la mamma prima di rimanere incinta? Lavorava 10 ore al giorno, partecipava a cene, feste, non aveva orari e faceva numerosi viaggi? Oppure, era una pantofolaia, attaccata ai suoi telefilm ed alla sua copertina, con una routine rilassata e precisa?
 Bè…se tutto questo le piaceva, per un bel po’ dovrà metterlo da parte. Ma perché amare la propria vita deve essere considerato come una colpa? Certo perché un bambino è la cosa più bella del mondo che possa succederti. Ok va bene. Ma prima di riorganizzare la propria esistenza tenendo in considerazione ritmi e bisogni del proprio bambino, una mamma, avrà la possibilità di avere qualche mese di totale confusione?
Spesso ad acuire questo senso di colpa partecipano (spesso involontariamente) i papà: dopo una settimana di trambusto generale in cui vi aiutano, passate insieme notti insonni, mangiate scatolette come gli astronauti e vivete in simbiosi questo turbinio, tornano a lavoro e per la maggior parte della giornata, per LORO, torna tutto come la settimana prima del parto.
Quindi voi mamme non li svegliate di notte perché dovranno affrontare 8 ore di turno, aspettate il loro rientro come i numeri vincenti alla lotteria e loro d’altro canto, tornano a casa con un’immensa voglia di rivedere il loro bambino e non capiscono cosa ci sia di tanto tragico nello stare a casa con un neonato. Tutto ciò vi rende ancora più difficile esprimere loro i vostri pensieri su come vi manca la vita di prima. Il sonno perso e lo sbalzo ormonale accentuano la situazione e spesso la situazione precipita.
Ecco che a questo punto è fondamentale superare questa resistenza e parlare fino perdere la voce. Parlare e parlare per non perdere la coppia; perché ora ok siete una famiglia, ma rimarrete, anzi dovrete lavorare duro, per rimanere anche una coppia che non ha paura di condividere pensieri ed emozioni ed aiutarsi l’un l’altra.
Ecco l’importanza di essere emotivamente competenti già durante la gravidanza: se una mamma prendesse in considerazione questa terza possibilità di reazione emotiva al bebè, questo essere una “mammalenta”, che semplicemente ha bisogno di tempo, non si sentirebbe presa da sensi di colpa e paura se poi le accadesse. Fondamentale è considerarla una possibilità con la stessa dignità e rispettabilità dell’innamoramento a prima vista  per  vivere con maggiore serenità le prime delicatissime settimane di vita del proprio bambino con la consapevolezza che così come ogni bimbo è diverso, anche ogni mamma lo è.

 

“Quando nasce un amore, non è mai troppo tardi” diceva una famosa canzone. Ed è proprio quello che intendo quando si parla dell’amore che sboccia tra mamma e figlio.
 C’è chi si innamora non appena vede il test positivo, chi alla prima ecografia, chi ai primi movimenti, chi al parto. E di solito non vengono considerate altre opzioni.
“Quando lo vedrai te ne innamorerai subito perdutamente”.

E così, se la mamma, con quell’esserino appena nato in braccio, non sente tutto quell’infinito amore, ma disorientamento e magari un po’ di paura, potrebbe sentirsi inadeguata. Ognuno reagisce con un sentimento diverso e nessuno di questi è problematico a priori.


Le prime settimane dopo il parto sono faticosissime, la mamma non è più oggetto di attenzioni e preoccupazioni, ma ogni interesse si sposta sul neonato, i ritmi cambiano repentinamente così  come il corpo della mamma che passa in pochissime ore da contenitore della propria creatura a distributore di cibo, le ore di sonno diminuiscono, gli ormoni impazziscono. Se oltre a tutto ciò una mamma ha sempre pensato che si sarebbe innamorata a prima vista di suo figlio e invece questo non accade, potrebbe sentirsi in grossa crisi.


Ragioniamo allora come una "mammacometipare" che si ascolta e cerca di comprendere cosa prova: le ipotesi possono essere molte, ma la maggior parte di queste riguarda il fatto che quel piccolo esserino che tenete tra le braccia, in realtà non lo conoscete.

Come vi comportate quando conoscete persone nuove? Siete subito aperte e socievoli? Vi fidate subito ed aprite il vostro cuore oppure avete bisogno di tempo?
Anche il carattere ha un ruolo importante nell’incontro con il vostro bambino. E in ogni caso, anche se siete le persone più espansive del mondo, la chimica tra mamma e figlio, è una questione a parte.

Ebbene eccoci qui, questo articolo ha l’intento di proporre una terza via tra la mamma che si innamora subito perdutamente del proprio bambino, e le mamme che vanno incontro al baby blues od alla depressione post partum: la mamma che ha bisogno di tempo.
Che non vuole meno bene al suo bambino e che non ha nemmeno bisogno di un supporto professionale o di un sostegno psicologico; è semplicemente una mamma che ha bisogno di capire bene le regole del gioco per riuscire a contattare le proprie emozioni.
Ma se una mamma che ha bisogno di tempo non è ancora una "mammacometipare" si sentirà sicuramente sbagliata.


Perchè di solito, se date di voi un’immagine di persona un po’ fredda e distaccata e con la nascita di vostro figlio diventate tenere e affettuose, tutti parleranno della magia dell’amore e bla bla bla.
Se invece vi prendete cura di quell’esserino come se foste in un sogno che non capite bene, vi sentite in un vortice di emozioni contrastanti, e spesso vi passa per la testa il pensiero di come stavate meglio prima, le persone non lo noteranno, daranno per scontato che siate innamorate pazze e che quelli siano i giorni più belli della vostra vita. E voi d’altro canto, se parenti e conoscenti vi chiedono (se ve lo chiedono) come state, parliamoci chiaro, difficilmente risponderete tutta la verità. Perché dentro di voi, sentite una vocina che vi giudica come madri cattive. Spesso anche con i neopapà non si riesce ad essere sincere, un po’ in imbarazzo di fronte ai loro  occhi a cuore e che vi dicono “come siamo fortunati”.


Analizziamo allora proprio le due componenti più problematiche: il “come stavo meglio prima” e “il punto di vista dei papà”.

Il pensiero che più di tutti  fa sentire una mamma in colpa e “cattiva” è quello relativo a “stavo meglio prima, ho fatto un errore”.
Sfatiamo questo mito: una mamma che pensa questo, non è né cattiva, né colpevole, è una donna che aveva una vita soddisfacente e che il suo totale stravolgimento le fa rimpiangere quello che faceva.

Che tipo di vita faceva la mamma prima di rimanere incinta? Lavorava 10 ore al giorno, partecipava a cene, feste, non aveva orari e faceva numerosi viaggi? Oppure, era una pantofolaia, attaccata ai suoi telefilm ed alla sua copertina, con una routine rilassata e precisa?
Bè…se tutto questo le piaceva, per un bel po’ dovrà metterlo da parte. Ma perché amare la propria vita deve essere considerato come una colpa? Certo perché un bambino è la cosa più bella del mondo che possa succederti. Ok va bene. Ma prima di riorganizzare la propria esistenza tenendo in considerazione ritmi e bisogni del proprio bambino, una mamma, avrà la possibilità di avere qualche mese di totale confusione?


Spesso ad acuire questo senso di colpa partecipano (spesso involontariamente) i papà: dopo una settimana di trambusto generale in cui vi aiutano, passate insieme notti insonni, mangiate scatolette come gli astronauti e vivete in simbiosi questo turbinio, tornano a lavoro e per la maggior parte della giornata, per LORO, torna tutto come la settimana prima del parto.
Quindi voi mamme non li svegliate di notte perché dovranno affrontare 8 ore di turno, aspettate il loro rientro come i numeri vincenti alla lotteria e loro d’altro canto, tornano a casa con un’immensa voglia di rivedere il loro bambino e non capiscono cosa ci sia di tanto tragico nello stare a casa con un neonato. Tutto ciò vi rende ancora più difficile esprimere loro i vostri pensieri su come vi manca la vita di prima. Il sonno perso e lo sbalzo ormonale accentuano la situazione e spesso la situazione precipita.
Ecco che a questo punto è fondamentale superare questa resistenza e parlare fino perdere la voce. Parlare e parlare per non perdere la coppia; perché ora ok siete una famiglia, ma rimarrete, anzi dovrete lavorare duro, per rimanere anche una coppia che non ha paura di condividere pensieri ed emozioni ed aiutarsi l’un l’altra.


Ecco l’importanza di essere emotivamente competenti già durante la gravidanza: se una mamma prendesse in considerazione questa terza possibilità di reazione emotiva al bebè, questo essere una “mammalenta”, che semplicemente ha bisogno di tempo, non si sentirebbe presa da sensi di colpa e paura se poi le accadesse.
Fondamentale è considerarla una possibilità con la stessa dignità e rispettabilità dell’innamoramento a prima vista per vivere con maggiore serenità le prime delicatissime settimane di vita del proprio bambino con la consapevolezza che così come ogni bimbo è diverso, anche ogni mamma lo è.

 

A cura della Dott.ssa Giulia Puccinelli Psicologa Psicoterapeuta, mammemozioni.com

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