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Staminali: conservare il cordone

Dott. Alessio Trevisani, Sorgente, 12.4.2011
Conservare le cellule staminali del cordone ombelicale del proprio figlio significa mettere al sicuro un importante strumento biologico di cura che potrebbe rivelarsi utile in futuro per la salute di tutta la famiglia

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Purtroppo in Italia nel 90% dei casi il cordone ombelicale viene gettato via dopo il parto.


È un gran peccato, perché il cordone contiene sangue ricco di cellule staminali, che sono un vero e proprio tesoro per la rigenerazione degli organi.


Le staminali sono cellule indifferenziate, ovvero non ancora differenziate in tessuto (ad esempio cardiaco, renale o nervoso), che possono riprodursi e proliferare sia in culture cellulari in vitro, sia in vivo, nell'uomo, rigenerando ogni tipo di tessuto.

 

Le legislazione italiana permette di donare il cordone, lasciandolo a disposizione di chi ne ha bisogno (donazione per uso eterologo e solidaristico, priva di costi), oppure di raccoglierlo per poi farlo conservare all'estero in apposite banche (in questo caso si parla di conservazione autologa, i cui costi sono a carico del privato cittadino).

 

Il paradosso italiano è che molte delle applicazioni in ambito di medicina rigenerativa si possono fare solo se la raccolta è autologa.

 

Conservare le cellule staminali del cordone ombelicale del proprio figlio significa mettere al sicuro un importante strumento biologico di cura di alcune malattie; uno strumento che potrebbe rivelarsi utile per la salute di tutta la famiglia: le staminali prelevate dal cordone saranno infatti perfettamente compatibili con il bambino e compatibili fino al 50% con i famigliari consanguinei.

 


Le staminali del cordone

Le cellule staminali si possono prelevare da tre tipi di tessuti:

 

  • da un embrione = cellule staminali embrionali, che per motivi etici non possono essere utilizzate in Italia e in molti altri stati: la loro estrazione può infatti provocare danni all'embrione

  • dal sangue cordonale = cellule staminali cordonali, che non pongono problemi etici in quanto il cordone, che ne è molto ricco, viene abitualmente  buttato via dopo il parto

  • dall'individuo adulto = cellule staminali adulte, che si trovano ad esempio nel midollo osseo, nel fegato, nella cute, nel pancreas, nel tessuto nervoso...

     

Le cellule staminali cordonali sono caratterizzate da un elevata capacità proliferativaanti-infiammatoria immunologica e consentono di intervenire efficacemente nella cura di gravi malattie ematologiche, immunologiche, genetiche, metaboliche e oncologiche.


Le staminali cordonali possono infatti diventare:

  • cellule ossee-cartilaginee e della pelle

  • cellule del sangue

  • cellule dei tessuti

  • cellule neuronali

  • cellule del cuore e dei vasi sanguigni

ed è per questo che rappresentano un importante strumento per la cura di numerose patologie.

 

Oggi vengono già utilizzate per curare diabete, leucemia, linfoma, tumore, anemia, malattie del sistema immunitario ecc., ma la ricerca continua incessantemente e sono in fase sperimentale cure per malattie degenerative come l'Alzheimer, il morbo di Parkinson, l'ictus, il diabete di tipo 1, la distrofia muscolare, le patologie cardiovascolari e numerose altre patologie per le quali non esistono cure alternative.

 


Raccolta e conservazione del sangue del cordone

Al momento della parto (naturale o cesareo), il sangue cordonale viene raccolto dal personale ostetrico seguendo una procedura innocua per madre e bambino.

Dopo la raccolta, il sangue viene sottoposto ad analisi ematologiche, e successivamente una volta escluse contaminazioni batteriche l’unità ottenuta viene miscelata con un criopreservante e crioconservata in vapori di azoto a -196°C.

 

Per ulteriori approfondimenti: www.sorgente.com 



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